Cosa è il retrofit

Il retrofit elettrico, noto in ambito automotive anche come “riqualificazione elettrica”, è rappresentato da un complesso di modifiche elettromeccaniche apportate ad un veicolo tradizionale volte a trasformarlo in un mezzo elettrico o ibrido.
Il fine di questo processo è quello di riconvertire una qualsiasi auto tradizionale con motore endotermico (dal fuoristrada alla Smart) in elettrica, assicurandole una nuova e possibilmente lunga vita.
Infatti, la manutenzione dell’auto elettrica è complessivamente ridotta (ma non annullata, ndr), rispetto ad una motorizzata diesel o benzina.

Ciò è evidente anche dalle differenze tecniche tra i propulsori: il tagliando infatti non potrà mai essere uguale.

Un endotermico è formato da circa 300 pezzi in media, mentre un motore elettrico consta di una trentina di parti e soprattutto non necessita di frizione e cambio, per cui escono di scena anche altri due componenti soggetti ad usura.

Ma è sul fronte dell’accessibilità che il retrofit elettrico sta lavorando: la possibilità di installare un kit omologato presso le officine consentirà a chiunque di dotarsi di un’auto elettrica grazie al meccanico di fiducia e di ricaricarla durante la notte anche nel proprio giardino o garage, allacciandola direttamente all’impianto elettrico casalingo.

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Kit di conversione e costo

Partiamo da un esempio pratico.

Stai valutando il passaggio da un diesel euro 3 (o anche un euro 4) all’elettrico: devi sapere che quest’operazione è possibile mediante l’utilizzo di un kit per la trasformazione del veicolo attraverso un vero e proprio retrofit elettrico.

Il kit per la conversione di una vecchia auto in elettrica comprende principalmente:

  • Motore elettrico;
  • Batteria agli ioni di litio;
  • Cablaggio;
  • Sistemi di controllo per l’adeguamento alla nuova alimentazione.

Convertire un veicolo in elettrico e circolare è legale ormai nella quasi totalità dei paesi Europei (Italia inclusa grazie al D.M. 219/15).
Non a caso, oggi l’omologazione della trasformazione di una vecchia auto in auto elettrica avviene presso la Motorizzazione Civile con una procedura equiparata a quella del collaudo impianto a GPL/metano.
Chiaramente il produttore del kit elettrico deve essere accreditato presso il Ministero dei Trasporti e dimostrare di essere in grado di produrre il kit secondo un ciclo produttivo rigido che garantisca la qualità e consenta a qualsiasi officina autorizzata di montarlo rispettando le specifiche e le istruzioni del costruttore. In pratica il produttore da un lato crea le condizioni per l’omologazione e dall’altro fornisce le prescrizioni per il montaggio, che verrà poi eseguito dall’autoriparatore a regola d’arte.

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È opportuno specificare che il kit, al momento – dovendo rispettare normative di omologazione e di sicurezza – non può essere “fatto in casa”, ma va progettato, realizzato e certificato da aziende specializzate (come i pneumatici maggiorati per intenderci).

Sorge spontanea la domanda relativa ai prezzi. A quanto si aggirano i costi per la realizzazione della riqualificazione elettrica? Naturalmente ogni vettura richiede degli interventi specifici e mirati, quindi non è possibile indicare una cifra standard che possa andar bene per ogni veicolo. Indicativamente, il prezzo parte da € 7500 + IVA (dedotti gli incentivi) per una minicar o alcune utilitarie, fino ad oltre gli € 30000 per le auto di grossa cilindrata o di lusso. Già famosi i casi di retrofit di Fiat 500, Volkswagen Golf e Land Rover Defender.

Il retrofit in Italia: lo stato dell'arte

Nel territorio Italiano, il retrofit elettrico è stato regolamentato dal c.d. “Decreto Retrofit” (D.M. 1 Dicembre 2015, n. 219), entrato in vigore il 26 gennaio 2016.
La novità principale introdotta dal legislatore in questo decreto è l’abolizione del nullaosta da parte della casa costruttrice, una clausola che rendeva impossibile apportare qualunque modifica a un veicolo senza l’autorizzazione della casa stessa. Inoltre, dopo aver eseguito la trasformazione, era necessario immatricolare nuovamente l’auto come “veicolo unico”, il tutto con una spesa in pratiche e bolli di molte migliaia di euro.

Per quali veicoli è possibile il retrofit?

La domanda più spesso ci viene fatta riguarda sicuramente la tipologia di veicoli che si possono convertire. Partiamo dal presupposto che per riqualificare un’automobile è necessario disporre di un motore nuovo, di un pacco batterie, delle varie centraline ed interfacce meccaniche, elettriche ed elettroniche, di manodopera qualificata ed infine bisogna ottemperare alle procedure burocratiche. Detto ciò tutto si può fare, ma innanzitutto consigliamo un retrofit per veicoli con anzianità almeno decennale (questo sempre in media, bisogna vedere l’utilizzo, il chilometraggio, ecc.). Dopodiché valutiamo il budget: la conversione può costare come un’auto elettrica nuova in caso di piccole vetture (o poco meno, data la crisi dei componenti e chip auto del 2021-2022), mentre per vetture non piccole il costo della riqualificazione è pari a circa la metà del prezzo d’acquisto della vettura stessa. Ad esempio per una berlina di lusso che è costata 75000 €, la riqualificazione costa circa 35000 €.

Pertanto, ogni caso è a sé, ogni progetto di retrofit ha la sua ratio e non è detto abbia senso economico o tantomeno utilitaristico, ad esempio potrebbe convenire fare un semplice noleggio lungo termine. Diverso è se si parla di riqualificare una vettura ancora attraente ed in buone condizioni, perché in questo caso diventerà un bene estremamente durevole e nel contempo acquisterà valore.

Ad esempio, Fiat 500 rimesse a nuovo e riqualificate, sono state facilmente vendute retrofittate con un buon rientro economico. Altre vetture che hanno mostrato potenzialità di riqualificazione sono: il maggiolino Volkswagen, la Fiat 600, la Bianchina, la Mehari, la vecchia Mini, la Citroen due cavalli, le Porsche 924 e similari.

Sostanzialmente stiamo parlando di vetture non potenti, in modo tale che la conversione si possa fare con motori piccoli e batterie poco ingombranti, ossia costi ridotti ma controbilanciati da elevato valore, storia o comodità.

Parallelamente, il retrofit elettrico è applicabile non solo alle auto, ma anche alle moto: Piaggio, Ducati, Yamaha, KTM e Aprilia hanno già mostrato la loro potenzialità di conversione elettrica.

Vantaggi e incentivi

L’operazione di retrofit elettrico riserva sicuramente dei vantaggi, soprattutto in termini di costo-opportunità:

  • Immaginiamo una possibile grossa lavorazione dopo anni di utilizzo della propria auto, vecchia ed inquinante (es. motore o cambio): quale migliore occasione per convertire la propria auto?;
  • In caso di rottamazione, con il retrofit evitiamo questa procedura e le relative spese di demolizione e radiazione. Inoltre, i vecchi pezzi ancora funzionanti e riutilizzabili, possono essere rivenduti come ricambi (es. su eBay, Subito o su Facebook Marketplace);
  • C’è un notevole risparmio sul carburante, considerando che un pieno può costare solo € 5;
  • Sono previste agevolazioni per i veicoli di nuova generazione, come l’accesso alle ZTL e le ricariche gratis in alcuni supermercati;
  • Non in ultimo, contribuiamo attivamente a tutelare l’ambiente dove viviamo.

Ed è proprio per salvaguardare il nostro ambiente, sono stati proposti degli incentivi. Nel dettaglio, per coloro che omologano entro il 31 Dicembre 2022 in Italia un veicolo attraverso l’installazione di sistemi di retrofit elettrico è riconosciuto un contributo pari al 60% del costo di riqualificazione fino ad un tetto massimo di € 3500, su cui il Ministro Giovannini ha carta bianca per il decreto attuativo in lavorazione dopo la pandemia.

Inoltre è previsto anche un incentivo, sempre del 60%, sulle spese del bollo per l’iscrizione al pubblico registro automobilistico (P.R.A.), sull’imposta di bollo e su quella provinciale di trascrizione.

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Retrofit elettrico: alcune domande

L’auto retrofittata ha rischi di folgorazione in caso di lavaggio o pioggia consistente?

Un kit retrofit montato a regola d’arte e di ultima generazione ha rischi di folgorazione estremamente contenuti, sopratutto grazie ai circuiti che monitorano le eventuali dispersioni. I kit hanno poi protezioni superiori a quelle dei nuovi smartphone: possono lavorare in ambienti bagnati (anche in fase di ricarica).

Cavi: quali servono?

Innanzitutto il wallbox portatile, con spina Schuko (o industriale) e la spina Tipo2 all’altra estremità, va inserita nel connettore di ricarica AC dell’auto.

Mentre nelle stazioni DC (e alcune AC), queste hanno un loro cavo fisso da collegare al connettore Combo CCS o CHAdeMO del veicolo.

La batteria può essere riparata o sostituita?

Si, è possibile sia farlo in garanzia che solo intervenendo sulle singole celle.

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